Kadeem Noray è figlio di immigrati caraibici in Canada. Oggi insegna alla Harvard Business School e ha firmato, insieme alla moglie Savannah Noray - fellow al Women and Public Policy Program della Harvard Kennedy School - un working paper che cambia la domanda sul merito.
La domanda è se suoni giusto.
Il paper analizza decenni di dati sul mercato del lavoro e registrazioni audio, cercando il punto di contatto tra modo di parlare e traiettoria professionale. Il risultato: i lavoratori il cui stile comunicativo corrisponde alla norma del loro posto di lavoro hanno più probabilità di essere scelti per ruoli "orientati alle persone e ad alta intensità sociale" - esattamente quelli che portano alla promozione.
Questo meccanismo riguarda il bias dei manager verso chi suona familiare. Noray lo ha detto a Harvard Business Review: "It's not surprising to me the extent that being culturally rooted and matched well to the kinds of people in your workplace actually matters."
I ricercatori hanno analizzato l'impatto dell'accento del Sud degli Stati Uniti, confrontando le carriere nelle regioni del Sud e del Midwest rispetto al Nordest e all'Ovest. I parlanti meridionali avevano più probabilità di ricoprire ruoli ad alta intensità sociale nelle regioni dove il loro accento è più comune.
Lo stesso effetto vale per donne, afroamericani e immigrati latinoamericani. L'aumento dell'impiego in attività "ad alta intensità di compiti sociali" dal 1980 a oggi si è concentrato nelle aree dove il gruppo è ben rappresentato nel mercato del lavoro - i latinoamericani vengono scelti per ruoli orientati alle persone soprattutto nelle aree ad alta presenza latinoamericana.
La struttura è coerente: il vantaggio comunicativo dipende dalla densità del gruppo di appartenenza nel territorio, più che dalla qualità della comunicazione.
Noray ha indicato una direzione ai manager: "Relax the constraint on the kind of talent that can do well in your firm. That should give your company a competitive advantage." E ancora: "If workplaces hired and developed people who enjoyed and learned from the complexities of interacting with people who are different from them, this might allow organizations to better harness the power of cultural diversity."
Il problema che il paper lascia sul tavolo riguarda il momento in cui viviamo. L'AI sta erodendo i ruoli tecnici e routinari. I ruoli "orientati alle persone" diventano il canale principale verso la crescita professionale. Se l'accesso a quei ruoli è filtrato dalla corrispondenza culturale con chi già comanda, la transizione tecnologica non riduce le disuguaglianze di identità: le trasporta nel nuovo assetto, intatte.
Noray chiude con una sfida alle organizzazioni. La frase suona come una promessa. È anche, probabilmente, la descrizione di ciò che poche organizzazioni fanno con metodo.
Kadeem Noray ha studiato il fenomeno con gli strumenti dell'economia del lavoro. La doppia prospettiva - quella del ricercatore e quella del figlio di immigrati caraibici - è probabilmente rara nelle stanze dove si decidono le promozioni.