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Valore e redistribuzione

Il costo del lavoro è davvero il peso dell'industria europea?

Venerdì 16 ottobre 2026 · 3 minuti di lettura · settimana 42

Dal 2000 i profitti delle imprese europee non finanziarie crescono quasi il doppio delle retribuzioni medie, mentre la quota dei ricavi destinata al lavoro resta stabile da 25 anni. Dove finisce il denaro prodotto?

Nel dibattito sulla competitività europea, il costo del lavoro continua a essere indicato come il peso che affonda l'industria. È davvero così? Judith Kirton-Darling, segretaria generale di industriAll European Trade Union, risponde con i numeri. I costi del lavoro, dice, sono rimasti stabili come percentuale dei ricavi per 25 anni. Nel settore automotive sono addirittura scesi: tra il 2020 e il 2025 la quota dei ricavi spesa per il lavoro è passata dal 13,9 al 10,7 per cento.

Accanto a questo dato ce n'è un altro, che riguarda la ricchezza creata. Dal 2000, i profitti lordi totali nel settore non finanziario europeo sono cresciuti quasi il doppio rispetto alle retribuzioni medie. Nel manifatturiero, il valore che ogni lavoratore contribuisce a creare ha superato le paghe di 16 punti percentuali. I lavoratori hanno prodotto di più e non hanno visto la quota corrispondente di ciò che hanno creato.

A chi deve decidere su altre persone conviene tenere presente questo scarto tra la narrazione e le cifre.

C'è poi la questione delle ore lavorate: l'idea che, per rendere l'industria più competitiva, serva restare più a lungo in fabbrica. industriAll contesta anche questo, partendo da un fatto: stabilimenti automobilistici, acciaierie e impianti chimici in tutta Europa operano già ben al di sotto della capacità produttiva, cioè producono meno di quanto gli impianti potrebbero. Se i macchinari non sono sfruttati al massimo, un'ora in più dei dipendenti non aggiunge prodotti venduti. L'organizzazione lo scrive così: "Non verrà venduta una sola automobile, turbina eolica o chilogrammo di cemento in più perché la forza lavoro rimane un'ora in più."

Il caso della Grecia viene citato a conferma. Il Paese aveva già il monte ore più lungo nell'Unione Europea e ha introdotto la settimana di sei giorni e le giornate da 13 ore. Secondo industriAll, non c'è alcun segnale che questo abbia reso l'industria più competitiva. Per chi organizza turni e orari, il caso greco ricorda che allungare le giornate ricade su persone in carne e ossa, in questo caso senza che ci sia un ritorno in competitività.

Se il lavoro non è il problema, resta da capire dove vada il denaro prodotto dalle imprese. Un'altra serie di cifre riguarda proprio questo. Tra il 2019 e il 2024, gli investimenti delle imprese nell'UE sono scesi dal 13,9 al 12,5 per cento del PIL, mentre nello stesso periodo i dividendi ai soci sono saliti.

Per questo la domanda successiva riguarda la proprietà e ciò che cambia quando una parte dell'impresa passa a chi ci lavora. Ownership Works, un'organizzazione no-profit che sviluppa programmi di azionariato diffuso per i dipendenti, ha pubblicato dati su oltre 190 aziende in portafoglio di fondi di private equity, distribuite in 15 settori. La maggioranza ha registrato un calo del turnover dopo aver avviato un programma di azionariato condiviso. Sul versante dei rendimenti, la grande maggioranza delle aziende con programmi di proprietà condivisa ha ottenuto, all'uscita, un rendimento interno più alto della mediana delle operazioni comparabili (la mediana è il valore che divide a metà i casi confrontati).

Un caso concreto, riportato insieme a questi dati, mostra che cosa è successo in pratica. In un'azienda manifatturiera di materiali con oltre 2.500 dipendenti a livello globale, il programma di azionariato è stato accompagnato da sondaggi periodici sul coinvolgimento dei dipendenti e da un'analisi condivisa delle criticità operative. Il risultato è stato un calo superiore al 30% degli infortuni registrabili e un aumento del 5,7 per cento del margine EBITDA (l'utile di un'impresa prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti).

Qui si tocca un punto che riguarda da vicino chi gestisce persone. Un lavoratore azionista e un lavoratore senza quote guardano la stessa azienda da posizioni molto diverse. Quando chi lavora non ha titolo sui risultati che contribuisce a creare, con quale leva si costruisce il coinvolgimento?

Fonti

  1. Workers Are Not Europe’s Cost Problem
  2. Broad-Based Employee Ownership: When Teams Row Together, Performance Follows, Even in Turbulent Times
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