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Osservatorio sulla transizione del lavoro

Reddito e sopravvivenza

Quando il lavoro cala, chi sostiene il reddito delle persone?

Lunedì 26 ottobre 2026 · 3 minuti di lettura · settimana 44

Automazione, intelligenza artificiale e delocalizzazione: i sindacati riconducono a queste cause le eccedenze nei call center in appalto, con oltre 4.000 addetti di due aziende già in accordi di ammortizzatori sociali.

Oltre 4.000 addetti dell’assistenza clienti in appalto, da giugno 2026, sono coinvolti in accordi di ammortizzatori sociali. Lavorano in due aziende di call center, Luo e Teknocall, e gli accordi sono stati firmati, scrivono Slc Cgil, Fistel Cisl e UilFpc Uil, “a causa dei continui cali di volumi di attività”. Sono i sindacati di categoria delle tre confederazioni, e lo dicono nel comunicato unitario del 13 ottobre. Il conto, però, non si ferma qui: in vista della fine dell’anno sono stati annunciati altri 1.500 esuberi tra Konecta Italia e System House, altre due aziende del settore.

Per l’11 novembre gli stessi sindacati hanno proclamato uno sciopero di un’intera giornata in tutto il comparto CRM/BPO (Customer Relationship Management e Business Process Outsourcing), cioè le aziende a cui altre imprese affidano l’assistenza ai propri clienti e una parte dei processi aziendali. Dicono di essere arrivati allo sciopero dopo aver chiesto più volte al governo, invano, un tavolo interministeriale sul settore.

Il comunicato indica anche a cosa sono riconducibili le eccedenze, cioè il personale che le aziende dichiarano in più rispetto al lavoro disponibile. “Le ragioni economiche, organizzative e produttive alla base delle eccedenze dichiarate sono riconducibili al calo dei volumi di attività legato all’introduzione di processi di automazione e di sistemi di intelligenza artificiale, oltre al persistere della delocalizzazione delle attività all’estero”. La frase mette insieme due cause, l’automazione con l’intelligenza artificiale e la delocalizzazione, e lascia aperto quanto pesi ciascuna.

Dietro i numeri ci sono persone, e per loro un accordo di ammortizzatori sociali sposta una parte del reddito dalla busta paga a uno strumento di sostegno. In diverse aziende del comparto, secondo i sindacati, è a rischio anche la regolarità degli stipendi. Sono imprese che segnalano “difficoltà di tenuta finanziaria a causa del perdurare della crisi di volumi, e quindi di fatturato”.

Due vertenze aperte da tempo mostrano dove può arrivare questa strada. Konecta R e Callmat, aziende con circa 1.500 lavoratrici e lavoratori in Basilicata, Calabria e Sicilia, hanno da circa due anni due tavoli di crisi ministeriali che, scrivono i sindacati, “producono esclusivamente misure tampone ed ammortizzatori sociali sempre con percentuali maggiori”. Ora, secondo i sindacati, si rischia la chiusura delle due aziende.

Il 14 ottobre Riccardo Saccone, segretario generale di Slc Cgil, ha annunciato che la ministra del Lavoro Marina Calderone e il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso hanno convocato il tavolo di settore per il 12 novembre, il giorno dopo lo sciopero. Saccone chiede riprofessionalizzazione, strumenti e risorse per la transizione professionale e il rispetto delle regole sui sistemi di intelligenza artificiale nei call center e in tutto il settore. E aggiunge che è necessario “responsabilizzare su questi temi le grandi committenze, specialmente quelle pubbliche, per la tenuta occupazionale dei call center”. Le committenze sono le imprese e gli enti che comprano il servizio e lo affidano in appalto. È a loro che Saccone chiede di rispondere.

Sappiamo che per secoli il lavoro è stato l’ancora del reddito, dell’identità e del tempo di chi lo svolge. Quando una parte di quel lavoro si riduce, il reddito è la prima cosa a chiedere una risposta, e nei call center in appalto la risposta, per ora, è l’ammortizzatore sociale.

Se i volumi di attività dovessero continuare a calare, resta da capire chi si farà carico, sul piano economico, delle persone che le aziende dichiarano in eccedenza: l’impresa che le impiega, quella che ha affidato loro il servizio, la collettività? È una domanda che si presenta oggi a chi decide su altre persone, anche fuori dal settore dei call center.

Fonti

  1. SLC CGIL - Call center in appalto: sciopero per l'intero turno l'11 novembre
  2. SLC CGIL - Urso e Calderone convocano il tavolo di crisi sui call center
  3. Call center in appalto: sciopero nazionale l'11 Novembre 2026 - MondoMobileWeb.it
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