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Identità e ruolo

Insegnare alla macchina ciò che ti ha reso prezioso

Giovedì 24 settembre 2026 · 3 minuti di lettura · settimana 39

Le aziende di AI pagano lavoratori molto istruiti per insegnare alle macchine il giudizio affinato in anni. In Sudafrica il sociologo James Maisiri ha scelto di lasciar perdere.

James Maisiri ha concluso quest'anno un dottorato sulle tecnologie, fra cui l'intelligenza artificiale, che stanno trasformando il lavoro agricolo in Sudafrica. La sua prima offerta di lavoro è arrivata da un recruiter. Il compito era addestrare un sistema di AI a preparare verifiche, insegnare agli studenti universitari e correggere saggi. "In breve, mi veniva chiesto di trasferire all'AI tutto ciò che avevo imparato nell'ultimo decennio", ha scritto Maisiri su Rest of World.

L'incarico pagava 600 rand l'ora, circa 37 dollari, in un Paese dove il salario minimo nazionale è di 30,23 rand l'ora e dove nel secondo trimestre del 2026 la disoccupazione giovanile era al 47,4%. Tutta la selezione è passata da un'AI, che lo ha intervistato per 45 minuti e poi gli ha mandato per email una valutazione dei suoi punti forti e deboli. Il sistema gli ha suggerito di ripetere una parte della prova. Maisiri ha lasciato cadere la candidatura.

Sempre più persone, scrive, vengono assunte per addestrare i sistemi che un giorno faranno il loro lavoro. Piattaforme come Outlier, Mercor e Surge reclutano medici, avvocati e ingegneri.

Maisiri ammette di capire solo in parte da dove venga il suo disagio. E si chiede che cosa significhi "consegnare a una macchina il giudizio che definisce il nostro carattere e le nostre professioni".

Il giudizio passa di mano anche ogni giorno, in ufficio. Cornelia C. Walther, visiting scholar alla Wharton School, chiama "agency decay" l'erosione graduale della capacità e della volontà di osservare con attenzione, pensare in modo indipendente, scegliere con deliberazione e agire in modo responsabile. Secondo Walther nasce quando la comodità diventa l'impostazione predefinita del pensiero e avanza in quattro stadi, che chiama sperimentazione, integrazione, affidamento e dipendenza.

Walther cita uno studio di Microsoft Research del 2025 su 319 lavoratori della conoscenza. A una fiducia maggiore nell'AI corrispondeva meno pensiero critico, a una fiducia maggiore nelle proprie capacità ne corrispondeva di più. Per ora, scrive Walther, il processo è reversibile.

La fiducia in se stessi torna in un articolo di Fast Company sulla scrittura. "Ormai usiamo tutti l'AI generativa per scrivere", si legge. Articoli, post su LinkedIn, email, perfino i commenti sotto i post altrui. Secondo il pezzo, questo uso dipende dalla fiducia in se stessi almeno quanto dalla pigrizia o dalla produttività. Scrivere espone al giudizio e tiene traccia di ogni errore. Chi si appoggia allo strumento, però, lascia l'inibizione esattamente dov'era.

Il Pew Research Center ha misurato gli atteggiamenti verso l'AI in 37 paesi. Molti giovani adulti si dicono preoccupati ed entusiasti in egual misura, e in più della metà dei paesi è la posizione maggioritaria o più diffusa fra chi ha meno di 35 anni. In alcuni paesi i giovani, più degli over 50, prevedono che l'AI porterà meno posti di lavoro. Nelle Filippine lo pensa il 36% degli under 35, contro l'11% di chi ha 50 anni o più.

All'altro capo della vita lavorativa, il Guardian ha raccolto le storie di britannici over 50 che cercano lavoro. Liz, 51 anni, lavora nell'istruzione a Londra e si è candidata a più di 100 posti. "Da donna sulla cinquantina mi sento invisibile sul lavoro e nella vita pubblica", racconta. "Ho solo la sensazione che l'esperienza non sia più apprezzata."

Maisiri, intanto, continua a cercare un posto all'università, per insegnare agli studenti.

Articolo aggiornato il 30 settembre 2026 per correggere un personaggio inventato (un avvocato di Pechino), il finale capovolto della storia di Rest of World, due citazioni assenti da Fast Company e alcuni dettagli su Wharton, Pew e Guardian.

Fonti

  1. Rest of World - I refused to train the AI that could replace me
  2. Knowledge at Wharton - Is Overreliance on AI Causing Agency Decay?
  3. Fast Company - Why we let AI write for us. It’s not really about saving time
  4. Pew Research Center - What do young people around the world think about AI?
  5. The Guardian - ‘I feel invisible’: over-50s reveal harsh realities of trying to get a job
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