Quando un'impresa produce di più, prima o poi qualcuno deve stabilire che cosa ne sarà di quel guadagno. In Italia, in 18.951 casi, la risposta è già scritta in un contratto. Parliamo dei contratti di produttività attivi al 15 ottobre 2026: accordi aziendali o territoriali che prevedono premi di risultato e partecipazione agli utili di impresa. Vengono depositati presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ne ha pubblicato il monitoraggio il 21 ottobre.
In un mese i contratti di produttività attivi sono cresciuti di oltre mille, dai 17.936 di metà settembre. Lo strumento, dunque, è in movimento. Secondo il Ministero, i lavoratori che beneficiano dei premi previsti sono 5.015.819, contro i 4.827.721 di settembre. Il premio medio annuo riconosciuto è di 1.757,97 euro, in calo di 41,29 euro rispetto a settembre e ancora superiore a dicembre 2025.
La grande maggioranza dei contratti è aziendale (16.098), e in questi il premio medio è di 1.909,07 euro. Nei 2.853 contratti territoriali è di 1.031,34 euro. Su queste somme si paga un'imposta dell'1%. Da gennaio 2026, ricorda il Ministero, l'aliquota si applica fino a un massimo di 5.000 euro lordi, per i dipendenti del settore privato a tempo determinato o indeterminato con un reddito da lavoro dipendente non superiore a 80mila euro nell'anno precedente. L'ha decisa la legge di bilancio per il 2026, che ha portato l'aliquota dal 5% all'1% per i premi erogati nel 2026 e nel 2027 e ha alzato il tetto da 3mila a 5mila euro.
Il monitoraggio dice anche quali obiettivi si danno i contratti. Su 18.951, 15.609 si propongono obiettivi di produttività, 12.131 di redditività e 10.026 di qualità. In 12.549 sono previste misure di welfare aziendale, e il Ministero definisce "di particolare interesse" il sorpasso di questi contratti su quelli con obiettivi di redditività, di solito secondi solo alla produttività. I contratti che prevedono un piano di partecipazione sono 1.822. Sono gli obiettivi scritti nell'accordo a stabilire che cosa l'impresa deve raggiungere perché una parte del risultato arrivi alle persone.
Lo strumento compare anche nelle imprese piccole. Secondo il report completo, il 47% dei contratti attivi riguarda imprese con meno di 50 dipendenti, il 38% imprese con almeno 100 e il 15% quelle tra 50 e 99. Chi pensa ai premi di produttività come a un tema da grandi gruppi deve quindi fare i conti con questa distribuzione.
A che cosa serve il livello aziendale della contrattazione lo ricorda uno studio pubblicato il 13 ottobre dalla Banca d'Italia e firmato da tre economisti dell'istituto, Giulia Bovini, Raffaella Nizzi e Gaetano Basso, che precisano di esprimere opinioni personali. Dagli accordi del 1993 tra le parti sociali la contrattazione in Italia ha due livelli. I contratti nazionali di categoria fissano i minimi retributivi, cioè la paga di base sotto cui non si scende. Il livello territoriale o aziendale, scrivono gli autori, "dovrebbe favorire una ripartizione tra lavoratori e datori di lavoro degli incrementi di produttività conseguiti dalle imprese".
Guardando agli anni dal 2000 al 2025, la loro analisi "suggerisce che la contrattazione aziendale e territoriale abbia compensato in parte i mancati aumenti dei minimi retributivi derivanti dai ritardi nei rinnovi dei contratti". Tradotto per chi lavora: gli accordi potrebbero aver compensato in parte gli aumenti mancati per i ritardi nel rinnovo dei contratti nazionali.
Fin qui abbiamo seguito i dati del Ministero e della Banca d'Italia, che non parlano di AI. Ma a noi è sorta una domanda: se l'AI farà produrre di più alle imprese, come si distribuirà quel guadagno?
Una strada per far arrivare una parte di quel profitto a chi lavora esiste già: il premio di risultato. Per renderlo effettivo, però, serve un accordo, aziendale o territoriale, che fissa gli obiettivi da raggiungere.
Immaginiamo una persona che da qualche mese lavora con uno strumento di AI e vede il proprio compito farsi più veloce, e di conseguenza riesce a produrre di più. Se esiste un accordo che misura quel risultato, una parte potrebbe tornare al dipendente sotto forma di premio. In caso contrario, il guadagno potrebbe restare in azienda. Tutto dipende, quindi, da accordi che le persone decidono di scrivere o di non scrivere.
Nella vostra azienda, se l'AI comincia ad accrescere la produttività, avete già deciso quale parte di quel guadagno tornerà alle persone, e con quale accordo?
Fonti
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Premi di produttività per oltre 5 milioni di lavoratori (21 ottobre 2026)
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Report deposito contratti al 15 ottobre 2026 (PDF)
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Legge di Bilancio 2026: le principali misure per lavoratori, imprese e famiglie
- Banca d'Italia - Questioni di Economia e Finanza n. 1070, La contrattazione collettiva in Italia negli ultimi venticinque anni
- Banca d'Italia - QEF n. 1070, testo della pubblicazione (PDF)